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Archivi del mese: febbraio 2012

Toglietemi tutto tranne il superfluo

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Ed eccomi pronta per un’altra intervista, quella virtuale al grande genio (geometrico). Inizialmente avevo scelto di realizzare il lavoro incentrandolo sulla figura di Munari, poi hpo riletto bene la consegna della prova: “Intervista virtuale a un grande personaggio che ha dato contributo alla geometria razionale o intuitiva, o all’esplorazione dello spazio, delle forme e delle loro rappresentazioni.” Quest’ultime parole spazio, forme e rappresentazioni mi giravano in testa e non riuscivo a smettere di collegarle alle enormi sculture di Oldenburg. avevo timore a sceglierlo come “intervistato virtuale” in quanto si tratta più di un artista della scultura e del design, ma trovavo che i suoi lavori rendessero proprio bene l’idea di cosa significhi analizzare e reinventare lo spazio… quindi ho deciso che l’arte di Oldenburg poteva ben essere definita geometrica.
Conoscevo già molte delle oper dell’artista, soprattutto quelle realizzate con la moglie Coosje van Bruggen, i large-scale projects, opere per gli spazi urbani, spesso su committenza pubblica e di cui uno splendido esempio è Ago e filo, realizzato per la capitale della moda. Per realizzare l’intervista ho iniziato a documentarmi e il mio sguardo sull’autore è andato inevitabilmente oltre l’estemporanea fruizione dell’opera; ho studiato il contesto storico, gli anni del grande boom economico e ho approfondito la critica sociale della corrente Pop (di cui Oldenburg è egregio esponente).
A partire dal ventesimo secolo il design ha assunto sempre maggior importanza nella cultura e nella vita quotidiana. Considerato come uno strumento per migliorare la qualità della vita, il suo raggio d’azione non si limita ad occuparsi di oggetti veri e propri, ma si occupa (sopratutto a partire dagli anni ’50)  anche di forme di comunicazione grafica e sistemi integrati che spaziano dalla tecnologia dell’informazione agli ambienti urbani. L’oggetto di design deve soddisfare delle esigenze, rispondere a desideri inespressi, colmare necessità: deve essere fondamentalmente funzionale. Durante gli anni sessanta sia gli artisti visivi che i designer hanno cominciato a  dedicare maggior attenzione ai medesimi oggetti d’uso. L’oggetto oldenburghiano è apparentemente inutile, infatti trova un’altra utilità, non quella pratica dell’oggetto che ci si presenta davanti agli occhi sotto un altro aspetto (deformato), ma quella della critica sociale. Appartenere alla grande società dell’opulenza è un grande privilegio, le cui dimensioni sembrano riflettersi nella mole degli oggetti proposti dall’americano. L’ironia e il gioco sono interni al suo punto di vista: Oldenburg ci offre le sue opere come si inscena uno spettacolo con effetti comici ed eccentricità. Con le sue opere ci mette di fronte al paradossale teatro della vita e precisa la sua visione del mondo incentrata sulla percezione, l’assurdo e l’alienazione. Le opere di Oldenburg mettono in discussione i fondamenti della società consumistica: non producono nulla, sono private della loro funzione e si prendono gioco delle tecniche produttive basate esclusivamente sul risultato, sul profitto, sullo spreco. I piccoli oggetti rubati alla vita quotidiana, una volta ingigantiti e privati della loro funzione d’uso, sono volutamente posizionati in piazze e in luoghi affollati: Oldenburg vuole esplicitare che il nostro mondo, con i valori che esso proclama, ha fatto dell’oggetto di consumo, l’idolo che adoriamo più spesso, dimostrando così come la società si basi su cose banali e materiali. L’uomo, era già allora soggiogato dall’aspetto esteriore delle cose, dalle pubblicità e dalle mode.
Citando Oscar Wilde potremmo affermare: “Toglietemi tutto tranne il superfluo[1]”. È importante stabilire a questo punto cosa intendiamo per superfluo: qualcosa a cui forse non avremmo pensato, che ora ci appare sovrabbondante, poco significativo ed effimero. Ma l’arte ci insegna che i tempi lunghi pagano, che non sempre tutto è chiaro dal primo sguardo. Così le opere di Oldenburg sembrano a primo acchito superflue, oggetti inutili, ma andando più a fondo e guardando le sculture da un’altra prospettiva possiamo coglierne l’essenza, la loro ragion d’essere oltre la privazione della funzione.


 


[1] Oscar Wilde, Detti e Aforismi, Editore BUR, 2004

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Ecco il video di Operazione Tangram

http://www.youtube.com/watch?v=ZDTaB9iYk3o

 

Operazione tangram

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E’ stato bel-lis-si-mo!!!

Per la prova di gruppo di Matelsup2 sul tangram abbiamo deciso di fare una breve presentazione del famoso gioco cinese e di analizzarne diverse possibili applicazioni. Osservando e studiando i lavori degli altri gruppi abbiamo deciso di concentrarci sugli usi più improbabili. Le UDA di matematica e geometria sono infinite… per questo abbiamo scelto di illustrare un’UDA diIitaliano realizzata nella mia classe seconda lo scorso anno. Io e le due maestre delle seconde paralelle avevamo già deciso a inizio anno di inserire un’attività sul Tangram, ma l’idea di metterla in atto in una lezione di Italiano è stata come sempre della mitica maestra Maria.Il programma d’Italiano prevedeva il racconto settimanale delle avventure del Capitano Angelo De angeli che in quell’occasione il capitano si era trovato al cospetto di un saggio cinese che gli avrebbe fatto scoprire una delle doti necessarie a diventare un grande eroe e a scoprire la sua vera identità. Il capitano aveva dovuto cimentarsi con i 7 tan, ovvero i pezzi che costituiscono il tangram, la cui traduzione in italiano è Sette Pietre della Saggezza. Se vi state chiedendo cosa c’entri la saggezza con quello che smebra un gioco pe rbambini, provate a cimentarvi nella composizione di qualche figura… scoprirete che l’unico trucco per riuscire è avere molta pazienza… e la pazienza è la dote principale di un saggio!

La prova prevedeva anche di somministrare, a qualcuni la composizione di alcune figure, filmarlo durante l’esecuzione e trascrivere pensieri, passaggi logici e intuizioni. Anche in questo caso abbiamo voluto concentrarci su qualcosa di inusuale: il tangram in età prescolare. Dato che la più grande delle mie bambine sta per compiere 4 anni ed è pienamente immersa nel suo mondo della scuola dell’infanzia, mi sono proposta per la realizzazione del video.

Anna Giulia ed io ci siamo divertite tantissimo a disegnare, tagliare e colorare il tangram ed è stato veramente bello scoprirla dotata e intuitiva nella composizione di una figura!

Per qualche giorno lascerò il video disponibile su youtube a questo link

http://www.youtube.com/watch?v=ZDTaB9iYk3o

La cosa più bella che porto a csa da questa attività è che fare le cose coi bambini crea complicità e, perchè no, ricordi importanti da custodire!!!!

Un genio in fucsia: in viaggio tra Munari e Barbie

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Ho scelto di sottoporre l’intervista al genio (geometrico) della porta accanto a mia cognata. Conosco Maria Chiara da quando era bambina e estro e creatività sono le doti che maggiormente la contraddistinguono. Con l’intervista abbiamo avuto l’occasione di percorrere a ritroso i suoi giochi , ma soprattutto ci siamo soffermate sui progetti realizzati durante gli ultimi tre anni all’accademia di Brera, dove sta studiando design. E’ stato interessante riscontrare anche nel suo percorso molti degli elementi presenti nell’esame di Matelsup2; infatti abbiamo potuto analizzare la scoperta delle forme geometriche nella natura e nell’arte. Ma ciò che più mi ha colpito è stata la scelta del suo titolo di tesi e da quando me lo ha comunicato avevo deciso che sarebbe stata lei il mio genio geometrico; il suo lavoro si intitola infatti I CAN BE BARBIE, si tratta di un viaggio nella storia della mitica bambolo americana e di un’analisi del cambiamento delle sue forme. Il lavoro di analisi del corpo di Barbie è stato molto lungo e importante, infatti il progetto pratico che presenterà in sede d’esame sarà una cucina che riprenderà le forme sinuose della dol più glam che ci sia. Ho potuto seguire il suo studio, iniziato sui libri patinati con la storia di Barbie e proseguito poi sui fogli bianchi pieni di bozzetti e idee per il progetto; oggi ho visto la realizzazione in 3D con autocad… perchè per me è geniale? perchè è qualcosa alla quale io non avrei pensato, che non sarei in grado di fare e che trovo assolutamente innovativo. Ma soprattutto trovo che sia geniale perchè fa ciò che ama!

I miei lavori

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ecco i link alle pagine dove sono pubblicati tutti i lavori preparati per l’esame:

MATELSUP1

lavori personali

http://matelsup1-2012.wikispaces.com/DESPRETZ+Catherine

lavori di gruppo

http://matelsup1-2012.wikispaces.com/Despretz%2C+Maffioli%2C+Maura

MATELSUP2

lavori personali

http://matelsup2-2012.wikispaces.com/DESPRETZ+Catherine

lavori di gruppo

http://matelsup2-2012.wikispaces.com/M2+-+DESPRETZ%2C+MAFFIOLI%2C+MAURA

Il mio rapporto con la geometria

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Per la presentazione sul mio rapporto con la geometria ho seclto di mettere come sfondo tutti quadri che ho avuto modo di conoscere grazie al corso di Storia dell’arte e al lavoro di gruppo sulle forme geometriche nella storia dell’arte; pensavo fosse un bel modo per esprimere a che punto sono con la geometria! La geometria euclidea mi è sempre piaciuta e, mi sembrava di scoprirne le regole quasi per intuizione. Ho ripercorso con la memoria i miei anni scolastici e ho trovato valide le stesse conclusioni su buoni e cattivi maestri tratte nell’articolo sul mio rapporto con la matematica. Fin dalle medie ho sofferto perchè non riuscivo bene in educazione tecnica e la rappresentazione delle figure e degli spazi mi sembrava qualcosa al di sopra delle mie capacità… da neosposa, la costruzione della nostra futura casa, ha richiesto che mi impegnassi per capire le piante e per realizzare il progetto proprio come lo volevamo. Ho anche avuto modo di usare Iplozero per provare ad arredare la casa! Come per la matematica, così per la geometria, da mamma e insegnante voglio che le mie figlie e i miei alunni scoprano la geometria nella realtà e sappiano coniugarla alla loro fantasia. Ma la vera bellezza della geometria la troviamo quando non ce l’aspettiamo… Anna Giulia riconosce in una casa un triangolo e un quadrato o quando rimane a bocca aperta esclamando all’interno del Pantheon: “Mamma guarda, c’è un cerchio sopra l a nostra testa per osservare il cielo!”